Ci sono luoghi che non si visitano.
si abitano
Montaione è uno di quei posti che non cambiano il programma della giornata, ma il ritmo con cui la attraversi. Arrivi senza aspettative, resti più del previsto. Non perché ci sia molto da fare, ma perché finalmente non serve fare nulla.
Qui il tempo non è vuoto, è pieno.
Pieno di pause, di passi lenti, di silenzi che non mettono a disagio.
Il borgo si percorre senza fretta, come se le strade chiedessero di essere seguite fino in fondo. Ogni angolo sembra dire: puoi fermarti, non succede niente se resti un po’.
Ed è proprio lì che succede qualcosa.
Slow tourism, senza dichiararlo. A Montaione lo slow tourism non è un concetto, è una condizione naturale.
Non ci sono itinerari da spuntare né orari da rispettare. C’è solo un invito costante a semplificare: lo sguardo, i movimenti, le aspettative.
Camminare diventa sufficiente. Sedersi pure. Guardare ancora di più.
Un pranzo senza fretta.
Una strada bianca che si allunga tra le colline.
Una panchina all’ombra nel primo pomeriggio.
Sono esperienze minime, ma hanno peso. Perché non competono con nulla, non chiedono attenzione, non promettono altro che presenza.
Perché non competono con nulla, non chiedono attenzione, non promettono altro che presenza.
È sempre nel ritorno che Montaione si fa sentire davvero.
Quando lasci il borgo e rientri, magari al calare della luce, ti accorgi che il corpo va più piano, anche se la strada è la stessa di prima.